Quando l’intento non è chiaro, anche il rituale perde la sua direzione
Il potere dell’intenzione
Quando si parla di rituali, spesso ci si concentra sugli strumenti, sui tempi, sulle parole da pronunciare o sui gesti da compiere. Eppure c’è un elemento ancora più importante, che precede tutto il resto: l’intento.
Un rituale, infatti, non dovrebbe essere visto semplicemente come una sequenza di azioni da eseguire per ottenere un risultato. La sua direzione nasce soprattutto da ciò che desideriamo davvero e dall’energia con cui ci rivolgiamo a quel desiderio. Quando l’intento è limpido, anche il pensiero tende a muoversi verso un’unica direzione. Quando invece è confuso, contraddittorio o continuamente messo in discussione, diventa molto più difficile mantenere quella direzione.
I pensieri contrastanti spezzano la direzione
Il problema nasce quando una parte di noi desidera qualcosa, mentre un’altra parte la rifiuta.
Possiamo, per esempio, desiderare intensamente il ritorno di una persona e pensare continuamente a lei, immaginando di riaverla accanto. Ma se, nello stesso tempo, pensiamo a quanto sia stato difficile stare con quella persona, a quanto ci abbia fatto soffrire, alle sue caratteristiche che non sopportiamo o a quanto sarebbe pesante ricominciare quella relazione, dentro di noi si stanno muovendo due intenzioni opposte.
Da una parte diciamo: “Voglio che torni.”
Dall’altra, magari inconsciamente, stiamo dicendo: “Non voglio più vivere quella situazione.”
È proprio questa contraddizione a rendere l’intento poco chiaro.
Il caso di un ritorno d’amore
Pensiamo a chi desidera fare un rituale per favorire un ritorno. Se il desiderio nasce da un sentimento sincero e dal desiderio di condividere nuovamente la propria vita con quella persona, l’intento è abbastanza definito.
Ma cosa succede se, subito dopo aver pensato “voglio che torni”, arrivano pensieri come “però con lui/lei stavo male”, “era troppo pesante”, “non sopportavo certi suoi comportamenti” oppure “forse stare senza di lui/lei è meglio”?
Non significa necessariamente che il desiderio sia falso. Significa che dentro di noi esiste un conflitto che va prima riconosciuto.
Non possiamo ignorare una parte di noi e pretendere che l’altra prevalga semplicemente perché la desideriamo più intensamente in un determinato momento.
Desiderare qualcuno non è sempre desiderare la relazione
Questo è un passaggio fondamentale.
A volte non desideriamo realmente una persona nella sua totalità: desideriamo il suo ritorno, l’attenzione che ci dava, la sensazione di essere amati, la sicurezza che rappresentava oppure semplicemente la fine della distanza e della sofferenza.
Sono desideri diversi.
Dire “voglio che torni” può nascondere molte domande: voglio davvero vivere di nuovo quella relazione? Voglio quella persona così com’è, con i suoi pregi e i suoi difetti? Oppure desidero soltanto non sentire più la sua mancanza?
Prima di qualsiasi rituale, quindi, può essere utile fermarsi e ascoltarsi con sincerità.
La chiarezza viene prima del rituale
Chiarire l’intento non significa obbligarsi a desiderare qualcosa a tutti i costi. Al contrario, significa essere onesti con se stessi.
Se vogliamo un ritorno, chiediamoci perché lo vogliamo. Se pensiamo che quella relazione sia stata troppo pesante, chiediamoci se desideriamo davvero quella persona o soltanto ciò che rappresentava per noi. Se invece sappiamo che, nonostante le difficoltà, il nostro desiderio è quello di ricostruire il rapporto, allora possiamo riconoscere questo desiderio senza continuare a sabotarlo con pensieri opposti.
La chiarezza non elimina necessariamente i dubbi, ma permette di distinguerli dal desiderio principale.
Un rituale non può sostituire la consapevolezza
Il rituale, qualunque sia la pratica in cui si crede, non dovrebbe diventare un modo per evitare di guardare dentro di sé.
Se continuiamo a cambiare idea, a desiderare una cosa e subito dopo a respingerla, il primo passo non è necessariamente cercare un rituale più potente. Potrebbe essere, molto più semplicemente, capire che cosa vogliamo davvero.
L’intenzione è come una direzione. Se continuiamo a procedere prima verso nord e poi verso sud, non è sufficiente aumentare la velocità per arrivare alla destinazione desiderata. Prima bisogna decidere dove andare.
Quando il desiderio è limpido
Avere un’intenzione chiara non significa essere ossessionati dal risultato. Significa sapere quale sia il proprio desiderio e riconoscere se, nel profondo, lo si accoglie davvero.
Nel caso di un ritorno d’amore, ad esempio, una posizione interiore più coerente potrebbe essere: “Desidero che questa persona torni perché voglio provare a costruire nuovamente un rapporto con lei, accettando ciò che è e ciò che comporta.”
È molto diverso dal pensare: “Voglio che torni, ma spero che sia completamente diversa, che non faccia più nulla di ciò che mi dava fastidio e che la relazione non abbia più nessuno dei problemi di prima.”
Nel secondo caso non stiamo necessariamente desiderando quella persona: stiamo desiderando una versione ideale della situazione.
Prima di chiedere, ascoltatevi
Forse, quindi, una delle domande più importanti da porsi prima di qualsiasi rituale è molto semplice: “Se ciò che desidero arrivasse davvero, sarei felice di accoglierlo così com’è?”
La risposta può essere illuminante.
A volte ci accorgiamo che il nostro desiderio è autentico e che le paure sono soltanto paure. Altre volte scopriamo che una parte di noi non vuole affatto ciò che l’altra continua a chiedere.
Ed è proprio in quel momento che diventa possibile fare chiarezza.
Perché, prima ancora di cercare di indirizzare un desiderio verso qualcosa, è necessario sapere in quale direzione vogliamo davvero andare. Un intento confuso porta con sé pensieri contrastanti; un intento consapevole, invece, permette di concentrare le proprie energie interiori su una direzione precisa, senza continuare a chiedere una cosa mentre, nello stesso tempo, una parte di noi ne rifiuta le conseguenze.